mercoledì 18 giugno 2014

VERDI FRACASSONE

 Verdi fracassone di Ezio Saia

Questa notte ancora Verdi: il primo Verdi. Non è neppure un buon antidoto all’acufene. Senti pezzi dei Masnadieri o di Attila o di Azira e possono pure piacerti perché sembra di riconoscere il suo piglio. Non solo!  Ci sono anticipazioni, gruppi di note e ritmi dei capolavori posteriori.
Ma sopportare un’ora o due di quelle fracassate è un’altra cosa. 
Non le reggo! Non reggo quel Verdi. E’ un’immane fracassone. Bum Bum Bam Barabam Bum e via con grancassa e tamburi e piatti e unisoni. C’è tanta buona musica senza dover ricorrere a quel Verdi. Se penso a quel Verdi  non sopporto neppure i cori del Nabucco o dei Lombardi.  
Passo al mio mp3 perché l'Ipad non piglia e quindi niente You tube. E’ un peccato ma, comunque, approdo al Boris disseminato qua e là in tutti gli mp3. Ora c’è Il lungo, interminabile, tremendo, straziante soliloquio di Boris morente. Prima il soliloquio, poi la morte. Che sofferenza immane! E che solitudine! Il tiranno muore ossessionato dal coro dei fedeli. Ma c’è anche il commovente amore per il figlio. Il soliloquio più straziante e forte di tutta la storia della musica.

Quello del Don Carlos Ella giammai m’amò è altrettanto forte e bello, ma è un’altra cosa. Bello e, forse, musicalmente, addirittura più bello! Ma un’altra cosa. Sarà per questo che preferisco quello del Boris e continuo col Boris, col canto nella foresta, con i boiari, ecc. Un’insalata musicale; poi il ritorno a letto perché l’acufene è cessato.