venerdì 10 ottobre 2014

WAGNER E IL FUOCO - MUSICA - Ezio Saia

WAGNER E IL FUOCO - Musica
Stravinskij nella sua predilezione per Verdi, rifiuta Strauss e Wagner (ma sembra considerare benignamente Puccini).
Non so che pensare; ho ascoltato gli ultimi quaranta minuti del primo e del secondo atto della Valchiria, sto ascoltando ora gli ultimi trenta quaranta minuti del terzo atto e non capisco come si possa arrivare a simili giudizi. Certo Wagner è un prestigiatore e un grande ammagliatore; ma sotto c' è vita, c'è dramma. Non solo: c'è il cielo, c'è l'inferno. Senti la forza dei sentimenti ma anche il fuoco della terra. Quello che scaturisce con l'incantesimo di Wotan lo senti covare per tutto l'Anello. Ne esce appena un po' e quel poco pare dare sfogo a una forza che altrimenti farebbe esplodere il mondo. Ma, anche se non esplode, continua, comunque, covare sotto la crosta e a far sentire la sua presenza.
L'addio di Wotan alla figlia è uno dei canti più belli mai scritti; il successivo motivo di Wotan con l'espandersi dell'incantesimo musicale è un lavoro da grande mago, da grande canaglia, da grande stratega musicale ma anche da grande tragico. E' musica vera che ti tocca.
Certo Verdi non brandeggia e arriva subito a farti vibrare il cuore. Entra dentro il tuo corpo, non si perde in carezze e non puoi che sentire quello che sente lui; ma Wagner abita non solo dentro di noi e dentro l'orchestra ma anche all'interno del mondo, nella fucina di Vulcano. Il suo fuoco, anche se modellato e magico, è fuoco primordiale: non solo musica ma fuoco.