martedì 16 dicembre 2014

Da LA CITTA' E IL DEMONIO - Il dilagare di Onan



Da LA CITTA'  E  IL DEMONIO 

Il dilagare di Onan a TORINO

 

L’onanismo dilagava. Il vescovo e i preti lanciavano strali dai pulpiti contro il nuovo flagello, contro la nuova Sodoma, contro la nuova Gomorra che sarebbe crollata e punita col fuoco. “E’ il peccato peggiore!” tuonava il Vescovo. “L’uomo nato per donarsi, preferisce godere. L’uomo, nato per popolare la terra, spreca peccaminosamente il suo seme; i turpi peccatori non solo si masturbano in casa ma ostentano il loro peccato nei pubblici prati, nei pubblici parchi, in strada, in macchina e perfino nella casa di Dio.
“Un peccato grave!” inveivano i preti “Contro dio, la natura e gli uomini” E non esageravano i preti. La viola saxifraga pareva aver favorito il dilagare del flagello. La gente lo praticava, ne parlava, né discuteva si faceva gran burla dei preti e del vescovo “Le donne” commentavano sottovoce le donne “prima dovevano pigliarselo tutte le sere e ora respirano. I mariti si menano, loro si menano e finalmente respirano”. Un giornalista celebrò, in un fondo, un inno all’onanismo citando l’eccelso Al Ghazali: “Per questo insigne filosofo la masturbazione preannuncia le gioie del paradiso. Che possiamo volere di più? Miti africani, greci ed asiatici, parlano dello sperma donato alla terra come rito simbolico per fecondarla. Solo i preti cristiani diffondono le paure più turpi. Ma il pene non marcisce e non secca e quindi procedano in pace i cittadini a dar gioia a se stessi!”
“Se è per la procreazione “scrisse una donna al giornale, “Se i preti hanno paura che la terra si spopoli allora sappiano che su questa povera nave siamo fin troppi! Pratico la masturbazione con mio marito, lui da solo, io da sola, più spesso io, masturbando lui, mentre lui masturba me, ma nei giorni fecondi scopiamo come dio comanda e continueremo a popolare la terra. Ma non popoliamo fin troppo?” La discussione si accese “Siamo troppi” scrisse un fanatico “almeno in miliardo di troppo” al che il direttore rispose “Quando è troppo è troppo! La discussione non deve scadere e degenerare.” La reprimenda scatenò il lettori “Dire ‘quando è troppo, è troppo?, non è banale tautologia?” Gli oppose un maestro. “Facciamo una commissione per eliminare un miliardo di bipedi. Posso umilmente aiutare?” chiese un Anonimo “E’ di destra o di sinistra la masturbazione? E’ di destra o di sinistra la masturbazione collettiva? Chiese il Manifesto ai lettori”
Intanto la viola Ghermascia fece un gran salto e cominciò a infestare le carni, a colonizzare le braccia, i polpacci e il praticello del sesso. Dilagava sui corpi, nidificava sui deretani, sulle mammelle, sulle fronti, sugli orticelli del paradiso, sul glande, sui capelli.
“Non riesca più a sedermi”,  “non si riesce più a indossare i vestiti”, “Non si riesce a dormite”, cominciarono a lamentarsi i Torinesi. “questa saxifraga è peggio della gramigna!”, “estirpate questa piaga infernale” “Prima ha invaso l’esterno e poi? Invaderà l’interno? Nidificherà nei nostri orifizi? Colonizzerà i polmoni e le milze?”
I preti e i vescovi esultarono di fronte a quel nuovo castigo, tuonando dai loro pulpiti che la saxifraga era la giusta punizione contro la città masturbante “Con questa diabolica pianta i peccatori subiscono l’ira di Dio per il loro tremendo peccato. Essa è un castigo, una pestilenza, un orrore” tuonavano” Si è presentata sotto le vesti attraenti di un fiore profumato, bello e succoso come la mela del paradiso terrestre e i peccatori l’hanno addentata scoprendo il serpente.”