lunedì 22 dicembre 2014


Nulla nel Tell è più lontano dall’amore romantico, così come lo intesero i poeti romantici. Nulla è più lontano da quel sentimento vertiginoso, trascinante, ineluttabile, tiranno con cui il romanticismo celebra l’amore fra uomo e donna, tra l'uomo e la sua nazione, tra l'uomo e la natura.  L’amore fra uomo e donna nei romantici è una manifestazione dell’amore universale che abbraccia tutte le cose, che percorre le epoche, che si spinge nel favoloso medioevo dei cavalieri e dei loro disperati amori, che  abbraccia la natura secondo i sentimenti di un panteismo che unisce gli esseri alla natura e il divino, unendoli tutti in un'unica anima. Bruno è il filosofo più amato, quel Bruno che vede nel mondo l’infinità del Dio, nella natura la forza di Dio, nelle creature la presenza di Dio. Un vertiginoso sentimento in cui l’amore diventa il rovente punto d’incontro tra finito e infinito. Nulla di tutto ciò è presente nel Tell. Per molti versi è un’opera romantica perché in essa si celebra l’amore dei sentimenti, l’amore per la natura, la ribellione alla tirannia, la libertà, la guerra per la libertà, ma la natura, l’amore, la ribellione e il dio del Tell non sono quelli romantici.

Wagner scoprirà che il cuore degli dei è perverso come quello degli uomini, immenso come quello degli uomini. Scoprirà che le passioni degli uni sono quelle degli altri e compenetrano l’universo, il cielo e la terra. Il suo panteismo abbraccia zone prima inesplorate e vietate. Wagner vive nell’infinità dell’universo e nel suo pathos.
Il flusso del canto e dell’orchestra è un unico poema sinfonico che unisce il cielo e la terra, il fuoco fisico e quello spirituale, le passioni, la lava, i fulmini e non può mai interrompersi perché è il respiro stesso del’universo. Il panteismo romantico di Wagner è totale nel nuovo Olimpo germanico come nel cuore degli dei e degli uomini. 
L’impasto degli strumenti, l’eliminazione del divisionismo è tutt’uno con il continuo flusso orchestrale senza interruzioni né soste e con il divieto dei concertati da lui percepiti come una brutta confusione di voci e di sentimenti contrastanti, che rompe la voce panteistica di un universo unico e totale. Anche i leimotiv sono suoi figli, anche l’occupazione di tutte le possibilità vocali e strumentali al di fuori delle leggi di un’armonia che tracciano confini artificiali verso zone che non possono più  essere vietate né agli dei né agli umani. 
Se Wagner si espande e si spinge in alto, Verdi scopre il suo universo infinito all’interno dei singoli uomini. In lui il flusso risuona all’interno di ciascuno di noi e esce come canto di ognuno che si scontro coi canti degli altri. Il concertato passionale è il suo regno. Il panteismo è un sentire a lui totalmente alieno.

Lontano da loro il severo Guglielmo canta la patria, la famiglia e l'amore: il "suo amore"! Quello sereno e profondo che non si smarrisce mai nei dubbi e mai si nutre di dilemmi metafisici. Un amore coniugale, semplice forte e felice che mai parteciperà ai sacri misteri della divinità. La sua natura non è panteismo, il suo amore per la natura non è mistica unione con l’universo e con Dio! Il suo amore per la patria non è mistica unione di individui fino alla fusione. I suoi dubbi non sono vertigini di fronte a un universo in cui l’infinito e il finito si compenetrano.

Nonostante ciò, nessuno, come Rossini nel Tell, seppe esprimere in musica l’amore coniugale l’amore famigliare, le dolcezze e gli affetti dei due coniugi, del figlio, i timori di fronte al pericolo. Sono sentimenti ben presenti in tutto l’opera  ma rifulgono nell’invocazione “Resta immobile” che tanto commuoveva Wagner e nella stupenda preghiera della moglie per la salvezza di Guglielmo "tu che l'appoggio dei debol sei..." che non ho trovato su You Tube.










 L’amore coniugale semplice e profondo del Tell è totalmente diverso dai canti d’amore metafisici, cosmici, erotici, statici, estasiati di Wagner e da quelli travolgenti, passionali, densi di sentimento di Verdi.
Wagner aveva bisogno di un amore totale, capace di escludere il mondo e pensò che un simile amore non poteva che essere frutto di un filtro magico. L’amore fra Tristano e Isotta è magico e cosmico, ma non per questo meno umano. Il loro incontro nel giardino è denso erotico, sensuale, quasi delirante. Il procedere lento, estenuante, ricorda nei ritmi le lunghe, lunghe melodie di quel Bellini che Wagner preferiva a tutti gli altri compositori italiani. Ma è anche qualcosa di più: i lunghi estatici lamenti sembrano simboleggiare le carezze. Carezze prolungate, infinite, quasi gli amanti volessero portare all’infinito l’emozione. Il concitato crescendo finale che, con l’unisono fortissimo dell’orchestra, pare la vertiginosa ascesa verso l’estasi. La musica di Wagner è di una straordinaria densità di significati in cui convergono la sensibilità della carne sublimata e l’infinità dei sentimenti.
Nulla di tutto ciò nel Tell ma non per questo è meno grande. Il semplice, forte, profondo amore coniugale del Tell non è musicalmente meno grande del metafisico, magico, infinito amore fra Tristano e Isotta.