Visualizzazione post con etichetta foibe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta foibe. Mostra tutti i post

lunedì 31 maggio 2021

Foibe e Walkabout Literary Agency.

Non parlate delle foibe e dei loro orrori nei vostri romanzi. Non parlate male dell'editore radical chic Einaudi, dell'ignoranza di pensiero  dei nostri cattedratici professori di filosofia. Le agenzie letterarie anche se apprezzano il vostro romanzo anche se lo lodano , troverebbero solo difetti, inventerebbero solo scuse per scartarvi.

Potrei parlare di tutte le quattro agenzie letterarie che ho contattato, ma per brevità e gravità, mi soffermerò su una: sulle menti fini e colte dell’agenzia Walkabout Literary Agency.

Ma quando ci facciamo la nostra casa editrice? Sono pronto a impegnarmi anche finanziariamente.

Argomento Foibe

 Scrive il bipede letterato (non specifico se maschio o femmina) dall’alto della sua scienza:

Il romanzo si situa tra la cultura americana (che è più dettagliata e consente al lettore di calarsi nell’atmosfera) e quella italiana, che invece rimane più superficiale. La brama di raccontare il cuore dell’America, inoltre, appare troppo esagerata e in alcuni passaggi stereotipata.

A questo tentativo di spostare l’attenzione sull’Italia, rispondono i discorsi intrattenuti sulla cultura italiana. Ne è un esempio il tema delle Foibe, che già fatica a essere motivo di dibattito nella nostra società, ancor di più risulta “fuori luogo” tra personaggi americani, per di più giovani e senza una solida formazione culturale.

Fuori luogo? Purtroppo la cultura italiana e gli italiani allora non parlavano affatto delle Foibe, perché le Foibe non esistevano, non erano esistite, non comparivano né nei libri scolastici né nei dizionari enciclopedici. Per questo motivo l’Italia, gli Italiani non potevano parlare delle Foibe. La Cultura non ne parlava ma si dava da fare per tacere, occultare, deviare, come tenta di fare lei con una vera e autentica censura preventiva. 

Quanti furono gli italiani massacrati nelle Foibe? Chi lo sa. L’Italia civile degli storici marxisti piuttosto di parlarne andavano a raccogliere le margherite, i bucaneve, oppure si dedicavano alla fecondazione artificiale dei coleotteri in Valsugana. E naturale che si sia constatato che delle foibe ai nostri studenti non veniva insegnato nulla e perfino la parola “Foibe”, non comparisse come sta facendo lei con il suo tentativo di censura preventiva.

Ha capito, signora letterata, l’argomento Foibe non compariva! Compariva invece, ad esempio, sul Vocabolario della lingua parlata in Italia, a cura del noto Carlo Salinari, militante del PCI che scriveva 

Dolina con sottosuolo cavernoso. Indica le fosse del Carso nelle quali nella guerra ’40,45, furono gettati i corpi delle “vittime della rappresaglia nazista,” 
Ha capito letterata? “Furono gettati i corpi delle vittime della rappresaglia nazista” Ha capito lemure, che criminale bugia? I nazisti al posto dei comunisti Titini. Non basta! Il Garzanti De Agostiniriedito da “Repubblica” nel 20004, (ha capito “2004”) parla angelicamente di “fenomeno carsico”. Nel 2000 il Devoto Oli parla di:
:“Fossa comune di lotta civile e assassinii politici”

 

mentre Nel dizionario di Paravia del 2000, Tullio De Mauro parla con indecenza di:

 

“Fossa comune per occultare cadaveri vittime di eventi bellici!”

Inutili anche i tentativi di gettare solo sugli slavi le responsabilità. Il viaggio degli esuli, trattati in Italia come lebbrosi, si trasformò in un viaggio della disperazione, insultati dalla ben presente forza partigiana. Inoppugnabile testimonianza che chi li ha perseguitati in questi 70 e più anni furono i partigiani italiani. Nella loro fuga senza fine, tra l’ostilità e il disprezzo in Italia, non c’erano slavi non c’erano Titini ma solo partigiani rossi. 

Massacro slavo etnico e non politico? Ecco quello che ci ricorda uno di quegli esuli, Mario Cappellini di Milano, in una lettera alla Stampa:

“Caro Aldo, il giorno del ricordo delle Foibe, mi dà lo spunto per una riflessione. Quei massacri sono sempre e solo attribuiti ai partigiani comunisti di Tito e nessuno, o quasi, cita mai la collaborazione data ai Titini dai partigiani comunisti italiani. Sono nipote di esuli istriani scappati nel ’45 e ricordo bene i loro racconti. La loro paura maggiore era quella di incontrare i partigiani italiani che erano più crudeli dei titini.

Possibile che dopo più di settant’anni si cerchi ancora di nascondere quello che, ahimè, fa parte della storia?”

Risponde in poche righe il signor Aldo:

“Caro Maurizio, mi associo al suo ricordo e alla condanna per quella pagina nera della storia nazionale.!

Stop? Tutto qui? Lui si associa! Le parole d’ordine della società civile sono diventate “Mi associo” quando non se ne può fare a meno, oppure “auspico, auspichiamo” tutto per mettere una pietra sopra e correre via.

Ha capito radical chic!?

C’è poi alla base dell’assurda critica modello radical chic anche un misconoscimento totale: il romanzo non vuole raccontare la cultura italiana del tempo ma la storia di una famiglia esule, fuggita dall’Italia in America, i cui genitori sono stati assassinati e gettati nelle foibe. Almeno questo è il romanzo che ho scritto. Lei ne ha letto un altro? Papà Giulota in comunicazione con l’Italia, tramite un’associazione esuli, è ben informato della situazione e ne soffre. Al figlio vero e a quello adottivo che si stanno trasferendo in Italia per lavoro, affida la missione di parlare delle Foibe in un paese dove le foibe ancora non esistono.

Nel ’43, faccio notare. i Titini occuparono paesi e processarono la popolazione sospetta di collaborazione con i fascisti. Alcuni furono condannati altri, assolti, tornarono liberi, ma all’approssimarsi delle forze tedesche i nostri baldi Titini non esitarono e buttarono nelle foibe anche quelli che avevano assolto. Ha capito Aquila?! Formazione culturale solida? Solida come gli estensori dei libri di testo e dei dizionari? 

E veniamo all’altra accusa concernente la situazione editoriale in Italia.

Scrive la radical chic:

E così anche il discorso sulle case editrici, sugli editori italiani che si fanno portavoce sulla cultura di destra e di sinistra. Nonostante i dialoghi siano messi in bocca a personaggi italiani, appaiono poco realistici in un romanzo intriso di cultura americana, in cui si sta descrivendo la maturazione e la crescita di “ragazzacci” americani.

I dialoghi non sono “messi in bocca”?. Lei racconta palle. Che libro ha letto? Non certo il mio dove viene raccontato un dialogo fra un funzionario moderato del partito comunista e un impiegato dello stato che detesta l’elite. I due “ragazzacci” americani assistono e tacciono. Riporto i brani incriminati e una biografia letteraria che penso comune a molti italiani, che allora si muovevano tra le pubblicazioni degli editori italiani, tra cui il vostro idolatrato editore Einaudi che alla loro cultura non contribuì affatto. 

E vengo alla editoria e alle sue critiche, riportando i brani incriminati, Interviene funzionario comunista:

- Le librerie sono piene di merda. - stava continuando Rossini - Gli editori vogliono solo i bestseller degli States, le infami storie di avvocati, le favole rosa. Tutta robaccia scritta da illetterati ignoranti, da cani e porci. Per fortuna ci salva Einaudi…

- Lei insiste con i libri Einaudi - gli oppose Petri - e in un certo senso, come torinese, dovrei esserne orgoglioso ma dire che l’editore Einaudi rappresenti la cultura italiana è assolutamente falso. Einaudi rappresenta la cultura di un’élite con la puzza sotto il naso; quella stessa élite salottiera di sinistra che ha cacciato Montanelli dal Corriere della sera.

- Forse ha qualche ragione ma mi chiedo se esista un’altra cultura in Italia. - replicò Rossini.

- Io mi faccio invece un’altra domanda.- riprese animosamente Petri - Che aiuto ho avuto dai libri Einaudi? La mia risposta è semplice: nessuna. Cosa leggeva chi, come me, amava leggere e non aveva i soldi per comprare i salati libri Einaudi? Ebbene la risposta è semplice. Nella mia piccola libreria ho conservato i libri che potevo permettermi e cosa ci trovo? Libri, come I libri del Pavone, editi da Mondadori, libri bmm, libri Bur. Lei forse non li ha mai sentiti neppure nominare ma io sui libri del Pavone ho letto Kormendi, Steinbeck, S. Lewis.

- Nel Pavone c’erano Nobel come Steinbeck con La valle dell’Eden, Hemingway con I Quarantanove Racconti e Per chi suona la campanaEhremburg con Il disgeloCadwell con La via del Tabacco. Era la collana proletaria di Mondadori dedicata ai moderni e contemporanei Una simile collana proletaria, a basso costo, non esisteva da Einaudi.

Era partito in quarta Petri nella sua filippica e non tentava neppure di nascondere, in quella foga sanguigna, la sua profonda ostilità per quel mondo, un’ostilità che però - ormai certi segnali ero in grado di coglierli - non erano diretti contro Rossini ma contro la moglie. Lo coglievo dalle occhiate in tralice anche dalla posizione che, se col viso era rivolto a Rossini, col corpo era piegata scomodamente verso la moglie, suo vero obiettivo: un discorso a nuora perché suocera intenda. 

La moglie non pareva cogliere quei segnali: tranquillamente non guardava tutti con compatimento ma quasi, come se assistesse a una superficiale, immotivata, ostinata serie d’infantili ripicche.

Intanto Petri proseguiva.

- Il Pavone era parente stretto della più aristocratica e blasonata “Medusa” e quei bei libri, dico belli, non solo per il contenuto ma per la rilegatura, perché cuciti e non incollati, per la carta e l’inchiostro, non potevo certo permettermeli.

C’era un’altra collana di Mondadori altrettanto proletaria e altrettanto ricca ed era la bmm. Nella bmm trovavi di tutto. Romanzi, racconti, biografie, poesia, teatro, saggistica. Era una colossale enciclopedia.

C’erano i classici ma anche i moderni e i contemporanei. Mann Stendhal, Pirandello, IbsenShaw, la Deledda, Carlo Levi, Fogazzaro, Verne, D’annunzio; quelli che non trovavo lì, li trovavo nella bur di Rizzoli. Lì trovavi tutto il mondo classico, tutto il settecento, l’ottocento e parte del novecento. Ora, però, stiamo annoiando il nostro amico americano, lui al bar dell’università faceva di sicuro discussioni più interessanti.

Protestai che per me andava bene, che mi stavo ambientando in una cultura vecchia di millenni. Non era una discussione scipita, noiosa ma interessante e con implicazioni politiche evidenti.

 

A questo punto il romanzo vira di nuovo verso l’evento foibe. Perché questo è importante per i due americani che lavorano in Italia?

- Di fatto - dissi - non mi sto annoiando, anche se io stesso non mi stupirei se accadesse. Che mai può interessare a un americano come me una disputa sugli editori italiani? E invece m’interessa perché è, in effetti, una disputa politica che tocca un punto dolente della vita della mia famiglia esule in America perché in fuga dalle foibe dove furono buttati, dai comunisti di Tito, i genitori di Papà Giulota.

L’avevo detto e anche Rossini ammise che il comportamento della sinistra sulle foibe era inesplicabile.

- Inesplicabile è il suo tentativo di seppellire tutto. Chi in questo sa qualcosa sulle foibe tranne il fatto che là sotto ci sono metri cubi di morti ammazzati?

Rossini si disse pronto ad ammettere tutto ma Petri gli replicò che questo tipo impotente di ammissione poteva anche essere considerato un meschino mezzo per eludere l’argomento - Che dovrebbe mai fare, secondo te, uno come Rossini? Mettersi a gridare all’angolo della strada: “Gente, siamo colpevoli di aver tentato di seppellire una nostra colpa?” - interloquì, con leggero sorriso di scherno la moglie, non ostile al marito in sé ma a una certa maniera di parlare adatta ai bar di periferia.

- No - replicò Petri - ma non vedo come la sinistra comunista non debba cominciare a discuterne sul serio. Tutti gli storici che sono di quella parrocchia - e come sembra lo sono quasi tutti - che hanno fatto? Quelli pur di non parlare delle foibe, pur di non parlare di responsabilità, parlano della fecondazione artificiale dei coleotteri. - sghignazzò in maniera volgare.

Nonostante il vigore di Petri, di cui in cuor mio lo ringraziavo, come certo in quel momento stava facendo Quinto, che intervenne con un’osservazione: a Rossini che formulava l’ipotesi di un rapporto tra strage e fascismo degli istriani italiani, lui non rispose, come avrei fatto io che l’essere italiani o fascisti non giustificava una simile strage, a guerra finita, ma semplicemente disse:

- Questo vi posso garantire: che nella famiglia di mio padre non si sentivano fascisti. Non solo non si consideravano fascisti ma neppure Italiani. Si sentivano Veneziani e commercianti. Veneziani e commercianti. - ripeté - Avevano un forno per il pane e lo vendevano a Slavi, Italiani, Veneziani, fascisti e non fascisti, ma si sentivano Veneziani. I loro antenati avevano difeso per secoli quelle terre, combattendo e fortificando le coste. Mai più si aspettavano di essere ammazzati e cacciati dalle terre per le quali i loro antenati erano morti.

- L’Italia era ed è tuttora dominata dagli intellettuali comunisti che negano le foibe, anche se, a denti stretti, devono ammettere l’esistenza di quelle mattanze avvenute, in gran parte, a guerra finita. Loro sostengono che i morti buttati laggiù erano solo fascisti e soldati fascisti, ma questo è assolutamente falso, laggiù c’è di tutto. E lo dico con sicurezza perché mio nonno e mia nonna non erano fascisti. A dire il vero non si sentivano neppure italiani ma veneziani. La loro famiglia abitava in quelle terre dal settecento quando le galee veneziane salvavano l’Europa dai Turchi. I loro antenati avevano eretto bastioni e fortezze che hanno difeso non solo Venezia ma tutta l’Europa dai Turchi. A questo servirono le gigantesche fortificazioni nei porti e nelle città dell’Istria e della Dalmazia. - Dopo questa esibizione, Quinto prese respiro ma riprese subito - I miei antenati avevano un forno per il pane. Mio nonno lavorava tutti i giorni dalle tre del mattino fino al pomeriggio inoltrato, come fa ancora mio zio, che ha una panetteria qui in città. Poi, dopo una passeggiata, si ritirava a dormire. Questo tutti i giorni, domeniche, Pasqua e Natale compresi. Nulla di eccezionale poiché da che mondo è mondo, tutti i panettieri fanno questa vita. La domenica pomeriggio andava a giocare alle bocce. I miei nonni sono stati infoibati entrambi; sapete come facevano quei macellai? Ne legavano fra di loro una decina col fil di ferro e poi spingevano il primo che si trascinava tutti gli altri. Cadevano nel buco per decine di metri e, se non morivano nella caduta, urlavano tutta la notte. – raccontò Quinto con un fervore che non ammetteva dubbi.


Concordo con quanto scritto sopra sull'Editore Einaudi. 

[...] libri di Einaudi non rappresentavano affatto la cultura italiana ma la parte di sinistra e di estrema sinistra. Non a caso, nacque Adelphi, con l’intenzione di offrire al lettore una parte culturale che Einaudi non voleva coprire.

 Gli anni sessanta, per noi che diventavamo adulti, furono una manna anche per l’orgia di dispense culturali a basso prezzo nelle edicole. Parlo delle dispense dei Capolavori nei Secoli, de I maestri del Colore, editi dai Fratelli Fabbri, di quelle geografiche de Il Milione da cui appresi giovanissimo l’esistenza di una storia della musica, io che, ignaro anche della terza rete rai, non avevo mai sentito altro che le nenie dei papaveri, delle papere, dei balli del mattone, delle mamme amatissime, degli alberi infiniti in una stanza, e che pensavo che la musica fosse tutta lì. Dal Milione appresi che esisteva per ogni paese una storia della musica che si unificava, che erano esistiti Monteverdi, Palestrina, Mozart, Paisiello, ecc. Più tardi, negli anni, uscirono nelle edicole i fascicoli di Storia della musica.

Molti pezzi classici come le sinfonie di Beethoven, la sesta di Ciaikovskij, la Sinfonia del nuovo mondo, ecc. o opere come Otello, ecc. erano in vendita alla Standa per la modica e popolare cifra di mille lire a disco. 

Rizzoli e pubblicava i capolavori nella Bur: tutti i capolavori più o meno grandi del passato in edizione economicissima e povera. Accanto alla bur pubblicava anche collane di libri eleganti, cuciti, rilegati. Analogamente Mondadori pubblicava accanto a collane di libri economici (bmm, Pavone), che abbracciavano romanzi moderni, classici, pittura, architettura saggistica, filosofia, l’aristocratica e cara Medusa di scrittori moderni e contemporanei.

L’offerta di cultura a costi popolari era ampia e non proveniva da Einaudi. L’Italia posava mattoni per le abitazioni popolari e meno popolari ma anche mattoni culturali per le tasche proletarie. L’unico problema era l’abbondanza e la necessità, per quei giovani non finanziati dalla ricca e snobistica elite, che non avevano già in casa una biblioteca famigliare perché venivano dalla “Bassa”, che non studiavano l’elitario greco del classico, l’impossibilità di comprare tutto e di dover fare scelte ogni settimana. Ma furono comunque tempi culturalmente folli. I due grandi partiti effettivamente popolari andavano a braccetto con l’abbondante offerta di cultura a prezzi popolari. 

Accanto ai grandi editori interclassisti in grado di accontentare tutti i gusti e tutte le tasche, c’era l’Editore Einaudi, uomo ed editore di sinistra, impegnato nel costruire una supremazia culturale con edizioni ricche, belle e care; non certo per le tasche proletarie. I suoi libri erano tutti cuciti, eleganti, veri arredi per librerie di gente snob, ignorante e non ignorante. Era ovviamente l’editore osannato dalla società civile, dall’elite nobile e radical chic, che disprezzava i grandi editori e ancor più li disprezzò fino all’odio allorché a rilevare una Mondadori in fallimento per le perdite T.V., arrivò l’arcinemico Berlusconi che poi salvò dal fallimento anche Einaudi. Non un merito per la società civile ma un’altra offesa da lavare a tutti i costi.   

L’Einaudi rappresentava la negatività della democrazia italiana, l’immagine della repubblica platonica dell’Espresso e dell’egemonia culturale radical chic.

Non era difficile prevedere che questa aristocratica elite avrebbe ridotto l’Italia e l’Europa al disastro, all’umiliazione delle classi medie, alla rabbia sociale, alla povertà di tutti e alla ricchezza di pochi. Il pensiero unico di sinistra trionfava, il nuovo elitarismo di sinistra trionfava, alimentato da una moltitudine di giornalisti, attori, registi, che vivevano la loro brillante vita a spese dei contribuenti.

Per oggi mi fermo qui ma seguiranno, per la grande  Walkabout Literary Agency altre puntate per svelare altra ignoranza, altra intolleranza, altre incredibili critiche



venerdì 22 novembre 2019

POL L'aut aut della signora ebrea scampata alla morte. O me o loro. Atto di superbia?



Forse la signora ebrea scampata ai campi di concentramento prima di dire “Io o Loro”, avrebbe dovuto pensare che, oltre alle sofferenze sue e degli ebrei nei campi di sterminio, ne esistono e ne sono esistite altre. Altre per anni misconosciute addirittura irrise. Avrebbe dovuto ricordare che anche altri, gli italiani di Istria e Dalmazia, sono stati sterminati e poi costretti a fuggire lasciando casa, ambiente e terre. Forse avrebbe dovuto ricordare quei metri cubi di cadaveri che i vincitori volevano cancellare a tutti i costi e che solo grazie ai “vinti”, quei vinti che lei voleva cacciare, oggi ne abbiamo memoria. Una memoria purtroppo ancora combattuta, controversa, di morti e di reduci che ancor oggi viene insultata dai seguaci italici di Pol Pot.
O io o loro. Il che, per molti di noi, è come dire o io o le foibe. Senza di loro e di quelli come loro le Foibe sarebbero sparite. Il mondo è pieno di memorie che le varie società civili dei vincitori cercano di azzerare.
Ma anche gli assassini delle Foibe hanno memorie di dolore che dobbiamo onorare anche se offesi dalle foibe. Quando i Turchi arrivarono e li soggiogarono nonostante la loro accanita disperata difesa, dovettero subire la dominazioni turca, ottomana, maomettana. Una dominazione feroce, bestiale a cui mai si arresero e che continuarono a combattere.
 Ad aiutare gli invasori, a inseguire i resistenti slavi, a combatterli, a interrogarli, a torturarli c’erano anche i convertiti, i traditori per paura, per perversa fame di dominio, perseguita fino ad abbracciare la fede di Maometto.
Ivo Andric, il premio Nobel Ivo Andric, nel suo romanzo Il ponte sulla Drina racconta la lunga, interminabile, sovrumana sofferenza di una pubblica impalazione di un ribelle. Allora, impotenti, gli slavi invasi, uccisi, soggiogati, torturati non poterono altro che tramandare il ricordo di quelle atrocità. Per generazioni ai figli, ai figli dei loro figli, raccomandarono di ricordare e di attendere il giorno della vendetta.
E il giorno arrivò: molti giorni che culminarono con il massacro a freddo di Srebrenica che l’Onu fece finta di non vedere. 
Altre sofferenze signora; e non si pensi che sia finita così. Già il Kosovo, dove sono i santuari dei serbi brucia sotto le ceneri. Quei santuari ricordano i luoghi dove l’esercito servo s’immolò per fermare gli invasori maomettani. Persero tutte quelle battaglie ma le ricordano come vittorie per il grande disperato coraggio con cui i loro soldati, morendo, le combatterono. E oggi proprio là, dove i loro antenati morirono per fermarli, i discendenti dei traditori hanno un loro stato maomettano. Tutto ciò dopo gli infami, impietosi, bombardamenti della Nato, anche sulla capitale serba, ad opera non dell’Onu ma di una combriccola amorale capitanata da Clinton. Si sono così creati i presupposti di nuove pericolose tensioni. Altri morti, altri dolori signora! Un’altra Gerusalemme, un'altra Istanbul-Costantinopoli. Altra rabbia alle soglie di una Turchia dove, ad opera dei giovani turchi, dei laici giovani turchi, saliti al potere, avvenne lo sterminio indiscriminato di armeni e di greci, quell'infamia e ancor oggi non viene riconosciuta dai turchi e dallo stato turco.
Non dobbiamo permettere che un editore pubblichi le ragioni delle vittime o quelle dei carnefici? Dobbiamo fare come lei “O me o loro”, anche se siamo in democrazia?
Forse sono serbi o comunque slavi gli assassini delle foibe ma non dobbiamo permettere che espongano le loro ragioni? Morti, sofferenza, racconti, Signora, ma MAI “O loro o noi”, anche se gli eventi connessi agli assassini delle Foibe prima e il loro esodo nell’Italia partigiana, che li insultava, che insultava i loro morti, il loro dolore, seguiti dal tentativo della nostra sinistra di tacere, occultare, incolpare, mi ha segnato con una ferita che è durata tutta la vita. Vedo i loro dolori i loro carnefici ma anche i dolori dei carnefici. Dolore, dolore, dolore.
Sofferenze morti, signora, tante in tutto il mondo anche in Israele che considero terra degli ebrei Possibile che le case editrici di destra siano sempre state presenti al salone e all’improvviso ci si ricordi dell’antifascismo? Non le viene il sospetto signora che questi censori abbiano usato lei e l’antifascismo per censurare Salvini?  FORSE SI’ ma FORSE era proprio questo che lei voleva.


Lancio un appello facciamola una bella casa editrice contro la repubblica di Platone in cui s’è trasformata la democrazia italiana, contro le elite, e venga pure l’accusa di barbarie, di qualunquismo, di Fascismo, di sovranismo, di populismo.

   

lunedì 18 novembre 2019

POL Censura al salone del libro


Potete dire quel che volete ma al salone dei libri c’è stata CENSURA!
Dallo squallido Chiampa detto Rino che ha rovinato Torino ce lo aspettavamo ma da un sindaco (o sindaca) cinquestelle, no.
Forse la sindaca non ha pensato di offendere tutti gli infoibati, tutti gli esuli dall’Istria e della Dalmazia, che trattati come cacca in Italia, alla disperata ricerca di un posto dove abitare, dopo aver perso tutto, hanno ritrovato gli stessi fazzoletti rossi che indossavano i comunisti Titini che avevano infoibato i loro cari. Avevano dovuto abbandonare tutto ciò che apparteneva a loro, ai loro avi, ai loro lontanissimi avi che, come veneziani, avevano fortificato e protetto quelle terre dalle scorribande turche. Senza quella cultura – ripeto – cultura, da sempre presente al salone del libro, la cupola di sinistra, oggi società civile, avrebbe cancellato ogni ricordo del massacro.
Massacro slavo etnico e non politico? Ecco quello che ci ricorda uno di quegli esuli, Mario Cappellini di Milano, in una lettera alla Stampa:
“Caro Aldo, il giorno del ricordo delle Foibe, mi dà lo spunto per una riflessione. Quei massacri sono sempre e solo attribuiti ai partigiani comunisti di Tito e nessuno, o quasi, cita mai la collaborazione data ai Titini dai partigiani comunisti italiani. Sono nipote di esuli istriani scappati nel ’45 e ricordo bene i loro racconti. La loro paura maggiore era quella di incontrare i partigiani italiani che erano più crudeli dei titini.
Possibile che dopo più di settant'anni si cerchi ancora di nascondere quello che, ahimè, fa parte della storia?”
Risponde in poche righe questo signor Aldo:
Caro Maurizio, mi associo al suo ricordo e alla condanna per quella pagina nera della storia nazionale.!
Stop tutto qui. Lui si associa! Le parole d’ordine della società civile sono diventate “Mi associo” quando non se ne può fare a meno, oppure “auspico, auspichiamo” tutto per mettere una pietra sopra e correre via.

Nei libri adottati nelle scuole l’evento foibe non esisteva. Nel vocabolario del comunista Salinari le Foibe erano ricordate come doline, fosse profonde nelle quali nella guerra 40- 45 furono gettati i corpi delle vittime della rappresaglia nazista. (Incredibile! La falsità: Vittime della rappresagli a nazista!”). Nel dizionario Garzanti Utet- De Agostini (2004) non se ne parla, nel Devoto Oli (2000) si parla solo di vittime di lotte civili e assassini politici. Nel dizionario di Paravia (2000) si parla di fossa comune per occultare cadaveri di vittime di eventi bellici.
Ecco lo spettacolo che si aprirebbe ai nostri occhi se non ci fossero state quelle culture, quei libri ribelli, quelle case editrici.
Gianni Oliva, l’illustre storico Gianni Oliva, Ha scritto Foibe con sottotitolo Le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria ma che senso ha un libro scritto e stampato nel 2006 più di sessant’anni dopo quegli eventi e scritto, forse, solo per ridurre e stabilizzare a diecimila il numero delle vittime?
Povero cattedratico e professorone, germinato da quella corrotta corte papalina o imperiale che sono le nostre università! Che ci poteva fare lui, povera anima, se non c’erano più fonti? Che ci potevano fare lui e i suoi colleghi che, al posto di intervistare gli esuli, per sessantanni avevano preferito raccogliere margherite o studiare la fecondazione artificiale dei coleotteri?

Complimenti, sindaca, ancora complimenti. Ancora un oltraggio agli esuli, agli infoibati! Ci vuole coraggio per mettersi al riparo sotto la cupola culturale della sinistra, dei potenti, delle elite, dei vincitori! E quei rompiscatole delle Foibe, quei morti fastidiosi continuino a starsene, nelle loro buche buie e silenziose. E quei quasi trecentomila che girarono l’Italia tra gli insulti, per trovare un posto dove abitare, si accontentino di essersi salvati. Ai poveretti a Bologna fu anche negata l’acqua.
Avete censurato. Complimenti! Avete usato i panzer per colpire una zanzara.
Ma quando noi non fascisti, non razzisti ma ferocemente antielite, anti cupola culturale di sinistra ci faremo la nostra casa editrice?
Ripeto, instancabile, un appello. Chi possiede la cultura possiede la società. Chi è fuori della cultura viene ostacolato, non pubblicato. Uniamoci e Facciamo una nostra casa editrice, un nostro giornale culturale, produciamo un nostro canale televisivo. Senza una salda posizione culturale tutti gli exploit sono destinati a sgonfiarsi. Dotiamoci di questa base unendo le nostre forze in questo progetto. Scrivete a esaiae07@gmail.com e date la vostra disponibilità e la vostra adesione.