venerdì 7 novembre 2014

PASQUALE CAVALIERE GIA’ DIMENTICATO ?



PASQUALE   CAVALIERE
GIA’ DIMENTICATO ?


Chi vuole notizie su Pasquale cavaliere può andare su Wikipedia che dice poco, ma fornisce buoni link  per approfondire, quello che scriverò io è, invece, un post di ricordi personali.
Era una persona altruista, visionaria, generosa e colta. Sottolineo il “colta” perché di queste personalità iperattive, generose non si dice mai che sono “colti”. La parola “colti” è riservata e protetta dai professoroni e dall’elite culturale esclusivamente per sé, per le persone che come loro vivono solo sui libri e sui libri costruiscono il loro benessere e il loro prezioso status sociale.
Pasquale Cavaliere era una persona colta, anche se non aveva studiato né greco né latino né il liceo classico né il liceo scientifico.
Con me che ero ai margini del movimento, spettatore più che attore, preparò l’esame di filosofia teoretica con Vattimo. Decidemmo di trovarci per leggere assieme la Metafisica di Aristotele, uno dei testi oggetto d’esame, ma una volta lui aveva una riunione, un'altra doveva difendere gli zingari, un’altra partecipare all'occupazione di una fabbrica o di una casa, e, così, puntualmente telefonava che non poteva, che non poteva, che proprio non poteva. Ci riunimmo tre o quattro volte buttandoci in vertiginosa lettura dell’Essere e delle sue determinazioni. Lui ci riusciva con la stessa determinazione, con lo stesso entusiasmo che lo animava nella sua eterna guerra per l’ambiente e per i deboli, per i discriminati, per il proletariato.
L’esame non lo preparammo e lo decidemmo la sera in cui io diedi forfait per poter ascoltare e registrare in tutta tranquillità la prima del Guglielmo Tell diretto da Muti alla Scala. Ormai mancava solo un mese all’esame ed eravamo troppo indietro. E poi per entrambi rinviare un esame non era affatto un dramma.
Poi vennero per lui i tempi di lotta dura contro la mafia, quando denunciò il pretore per rapporti sospetti con personaggi legati alla mafia. Lo sosteneva un coraggioso maresciallo della stazione di Ciriè che, però, guarda caso, fu presto trasferito. Pasquale si ritrovò solo con la sua denuncia e sparì. Nessuno sapeva dov’era. La moglie impaurita dalla situazione venne ad abitare con noi perché era amica di amica moglie e perché noi eravamo, in quanto radicali, ai margini del movimento verde e politicamente impegnati non nel sostenere le sue idee ma la sua straordinaria determinazione nel combattere le èlite, il potere dei forti, la prepotenza dei forti, l’illegalità. Durante quella settimana emerse più chiaramente un quadro estremamente complesso della situazione. Cosa avesse con certezza in mano Pasquale pareva non saperlo nessuno, ma l’impressione generale era che avesse agito con troppa foga e passione nel fare la denuncia e che rischiasse la condanna.
C’era indubbiamente una ditta  favorita dal pretore e c’erano strani rapporti con un dirigente del personale di un’altra ditta della zona.. Tanto stretti che al pretore veniva messa a disposizione un’auto la cui presenza era testimoniata da una serie di fotografie fatte nella località di villeggiatura dello stesso pretore. La cosa aveva anche aspetti sinistri perché pareva - la notizia proveniva forse da Mario Capanna che da sempre incoraggiava le azioni di Pasquale - che quel direttore provenisse dalla polizia e che fosse stato presente in quell'ufficio da quale l’anarchico Pirelli si era o era stato suicidato.
Il processo fu lungo, Pasquale fu assolto e il pretore se la cavò e fu solo trasferito. Non m i dilungo su altre vicende né sulla sua azione e sulle sue denunce come consigliere regionale. Non finì neppure il mandato perché al suo terzo anno mentre era in Argentina a trovare il figlio, fu trovato impiccato a una trave della camera da letto.   
Al funerale nonostante il periodo, (si era in Agosto) una marea di folla riempì la città. Non solo c’era tutta la sinistra rivoluzionaria e non rivoluzionaria torinese e piemontese, non solo c’erano i radical chic, ma c’erano anche tutti i democristiani e le destre. Tutti, a modo loro, ammiravano e vedevano in lui, il mitico cavaliere senza macchia senza paura che era effettivamente.
Alla prima commemorazione ufficiale della morte di Pasquale, l’avvocato Grande Stevens, che lo aveva sempre sostenuto anche finanziando le sue cooperative sociali, fu fra quelli che lo commemorarono dal palco. Sua figlia che frequentava attivamente la cooperativa di Pasquale, era decisamente rossa e verde e serviva come cameriera al bar dell’Imbarchino gestito dalla cooperativa.  

All'uscita dalla chiesa il padre si rivolse a quella marea di persone e, dopo essere stato lungamente applaudito, chiese un’indagine: il suo sospetto, condiviso da molti, era forte. Pasquale, lui ne era certo, era andato in Argentina per motivi personali ma, anche per incontrasi con l’associazione desaparecidos. Il padre chiedeva giustizia, chiedeva un’indagine, sosteneva che non si era suicidato ma che qualcuno l’aveva suicidato. Il sindaco e le altre autorità presenti promisero tutta la loro collaborazione e una commissione d’inchiesta. Non so come sia andata a finire.
Mi moglie, sua grande ammiratrice, partecipò a tutte le veglie e a tutte le messe in suo ricordo. Dopo le primi anni si ritrovarono solo più lei, le sorelle e il padre di Pasquale. Si scambiavano poche parole, il padre, stancamente, appena  un accenno: era un uomo distrutto Amici e parenti si erano dispersi, abitavano lontano e per molti di loro erano solo occasioni di altro dolore.
Anche il ricordo di questa grande e coraggiosa persona sta purtroppo svanendo. Ne scrivo per cercare di rinfocolare la memoria. La moglie e la sorella sono ben decise a dare il loro contributo.