mercoledì 26 novembre 2014

QUEL BRIGANTE DI CAPOTE.


QUEL BRIGANTE DI CAPOTE
ci ha regalato quel romanzo unico che è ALTRE VOCI ALTRE STANZE.
Leggerezza, sussurri, elegia, erba, paludi, sole, antiche magioni abbandonate, la prepotente natura che le divora. E stanze, stanze con abitanti, talora leggeri fantasmi, talora carnali.
Capote e suoi saltimbanchi, il suo circo, i suoi bambini, i suoi adolescenti, i vecchi, il vizio. Una città che entra nelle stanze piene di silenzi, di sussurri, di piccoli e grandi mostri: il negro Jesus con bombetta, la matrigna  Amy, le due gemelle, il cugino vecchio, asmatico, decadente gay in sgretolante disfacimento, il padre, mitico, immenso, colossale, perverso come tutti e tutto, Wisteria l'attrice dell'evanescente circo, perversa come tutto l'ambiente,  evanescente come tutto l'ambiente come i sussurri nelle stanze e il loro viaggiare.
Atmosfera indimenticabile, gotica, più suggestiva che in qualsiasi altro libro che riguarda quella terre del sud. L'armamentario è quello usato e abusato ma che maestria nel dominarlo e farcelo vivere. Non esotismo del sud. Non esotismo delle magie del Sud. Non esotismo di quella natura, di quella vegetazione, di quegli abitanti ma magia evocativa che si fa umanità. Non esotismo alla Eco che inventa (male) l'esotismo del medioevo e quello dei libri che alloggiano in biblioteche labirintiche ( che non sono certo i geometrici ottagoni della biblioteca di Borges).
E che stile! Che padronanza delle parole e che parole!
Altri romanzi? Nessuno come quello! Il resto mi sembra varietà, grande maestria, memoria, racconto di eventi e, magari, pettegolezzi e peccati  dell'alta società, ma la magia non sarà mai più la stessa.
Almeno questo è ciò che ho provato io.
Il volume dei meridiani Mondadori del 1999 ha due prefazioni. La seconda è la solita cosa, la prima è la solita gemma di quell'altro marpione che è Arbasino. Potete anche non leggere la seconda (tanto vi fermerete dopo una o due pagine) ma non perdete la prima.