giovedì 21 agosto 2014

BOITO IL MAGO - MUSICA, LETTERATURA - Ezio Saia


BOITO IL MAGO - MUSICA 

Mago e prestigiatore di lingua e vocaboli, di accostamenti e sillabe. Giocoliere vertiginoso nell’Otello di Verdi nella scena della festa del primo atto. E come Verdi seppe sovrapporre il suo gioco e incorporare quelle meraviglie!
Fuoco di gioia l’ilare vampa
Fuga la notte col suo splendor
Guizza sfavilla crepita avvampa
Fulgido incendio, che invade il cor.

Dal raggio attratti vaghi sembianti
Muovono intorno mutando stuol
E son fanciulle dai lieti canti
e son farfalle dell’igneo vol

ancora più barpècchi i versi fra coro e Cassio e Jago
Innaffia l’ugola!
Trinca tracanna!
Prima che svampino
Canto e bicchier

Questa del Pampino
Verace manna
Do vaghe annugola
Nebbie pensier

Chi all’esca ha morso
Del ditirambo
Spavaldo e strambo
Beva con me






Ancor più stupefacente e ammagliante nel libretto della Gioconda di Ponchielli:


Deh! non tremar!
Siamo in un'isola ~ tutta deserta,
tra mare e cielo ~ tra cielo e mar!
Vedrem pur ora tramontar la luna...
quando sarà corcata, all'aura bruna
noi salperem; cogli occhi al firmamento,
coi baci in fronte e co' le vele al vento!
.
LAURA E ENZO
Laggiù nelle nebbie remote,
laggiù nelle tenebre ignote,
sta il segno del nostro cammin.
Nell'onde, nell'ombre, nei venti,
fidenti, ridenti, fuggenti,
gittiamo la vita e il destin.
La luna discende, discende
ricinta di roride bende,
siccome una sposa all'altar.
E asconde ~ la spenta ~ parvenza
nell'onde; ~ con lenta ~ cadenza
la luna è discesa nel mar!


Non credo che Ponchielli abbia saputo utilizzare un simile splendore. Ma è poi splendore? O esagerazione? O marinismo. A me quei versi piacciono ma io ero forse l’unico a cui Marino e il marinismo piacevano tanto da spingermi a leggere un testo dal titolo Poesie del Marino e dei marinisti preso a prestito dalla biblioteca e, a quanto ricordo, così nuovo che dubito mai fosse stato sfogliato da mano di docente o di allievo.

I piace anche la musica con cui Ponchielli  riveste le parole. L’ho detta grossa. Da far inorridire e scandalizzare la società civile per la salvaguardia dell’arte classica, ma va bene così. (quelli hanno nasi così delicati! Ma di questi favolosi nasi parlerò un’altra volta)

27 Il torbido incandescente fuoco di Cammarano M



Verranno a te sull’aure
I miei sospiri ardenti
Udrai sul mar che mormora
L’eco dei miei lamenti.


E di dolor
versa un’amara lacrima
su questo pegno ancor.

Sono i versi con cui Lucia e      i due amanti, il cui amore segreto e poi ferocemente contrastato dalle due famiglie che si odiano, si salutano alla vigilia della partenza di lui.
Riuscite a pensare a versi d’amore più ardenti?
Non sono in completa linea con quella intensa Lucia che impazzirà per amore? Non sono perfettamente aderenti al canto finale di lui quando intona: “Tu che a Dio spiegasti l’ale



I versi e l’impostazione di quell’immane fucina di fuoco che è il Trovatore sono ancora più roventi di sentimento?

Versi, Parole pronte per ricevere le musiche altrettanto ardenti di Donizetti e di Verdi. Senza il crogiolo di sentimenti spremuti dal cuore di Cammarano  e fissati in parole di fuoco Il trovatore e la Lucia forse non sarebbero quelle grandi opere che sono. Togliamo il forse.