lunedì 25 agosto 2014

Enzo Mattiotto. Grande Matiotto - Grande Segrè - ricordo di Ezio Saia

ENZO MATTIOTTO





Il titolo lo avrei dovuto scrivere tutto in lettere maiuscole ma ormai è scritto e del resto Enzo il nome in maiuscolo se l'è conquistato da solo con la sua vita.
Lui mi iniziò alla pittura e, in genere alle arti figurative, io lo iniziai alla letteratura. Acquistava settimanalmente i classici della letteratura dell'editore Salani e si costruì una libreria in legno, sotto la scala che portava dal piano terra all'alloggio. Abbandonò i classici Salani e assieme iniziammo I capolavori nei secoli, fascicoli di pittura, scultura, architettura editi settimanalmente dalla FRATELLI FABBRI EDITORI di Alba. Forse nessuno dei due finì la raccolta. Arrivammo al barocco e dovemmo abbandonarla per iniziare I maestri del colore della stessa casa editrice; una collana a colori, economica ma di una tal perfezione e grandezza da togliere il fiato. In Italia nessuno aveva mai visto nulla di simile. Lui la continuò, credo, mentre io passai dopo una quarantina di fascicoli alla Storia della musica, dispense con piccolo disco a 33 giri. Purtroppo la storia era già arrivata alle soglie dell'ottocento ma riuscii a ricuperare qualche numero arretrato. Questa è la sequenza che ricordo.
Da quella musica venni a conoscenza di Monteverdi e di Cherubini, ad esempio, e per me fu un'esperienza eccezionale ed entusiasmante. Cercai di comunicargli il mio entusiasmo ma senza riuscirci. Fu anzi molto lapidario e mi insegnò che disperdere la propria attenzione su troppi interessi non poteva che sfociare in un totale dilettantismo e in una totale superficialità. Non mi offesi per il rimprovero perché era troppo evidentemente giusto e io, già dispersivo allora, continuai ad esserlo per tutta la vita.
Oltretutto ormai la filosofia aveva quasi monopolizzato la mia attenzione e avevo imparato a vedere tutto con gli occhi della filosofia.
Ho detto che mi iniziò alla pittura ma fece molto di più. Lui che dipingeva dalle scuole medie inferiori con i colori ad olio, mi invogliò a imparare e mi aiutò ad acquistare l'attrezzatura accompagnandomi in un magazzino all'ingrosso convenzionato con l'Arsenale dove lavorava suo padre. Lui dipingeva molto meglio di me ma, a un certo punto smise, perché si dichiarò incapace di inserire i volumi nello spazio. Mi spiegò cosa intendeva con quell'"inserire i volumi" servendosi di dipinti di Raffaello e Mantegna e dalla sua chiarissima spiegazione sui pieni e sui vuoti, sui colori e sui contrasti, capii che il mio "inserimento" dei volumi nello spazio, le mie composizioni di pieni e di vuoti, erano molto peggiori delle sue.
Con lui imparai a marinare la scuola e a frequentare La Bussola in via Po' e le poche altre gallerie accessibili.
Era un animo molto generoso e onesto. Avrebbe potuto eccellere in tutte le attività ma giustamente seppe rinunciare e impegnarsi in quella manageriale costruendo una delle più grandi imprese del Piemonte e portandovi la sua sensibilità per l'equilibrio fra verde e fabbricati, tra natura e cultura. Mi piaceva parlare con lui e, quando, dopo il Politecnico, non fu più possibile, perché si ritrovò totalmente assorbito dalla sua attività di impresario, ne sentii molto la mancanza.
Sono stato suo compagno alle medie, al liceo, e al Politecnico anche se lui scelse il ramo civile e io quello elettrotecnico. Quando morì, morì più di un amico.

Grande Enzo Mattiotto! Grande classe Segrè!