venerdì 12 settembre 2014

I mondi simbolici di Cassirer - Filosofia - Ezio Saia


I mondi simbolici di Cassirer

Sulle orme di Kant si muove la filosofia delle forme simboliche elaborata da Cassirer. Il problema della conoscenza viene impostato come un problema di ricerca delle condizioni dell’attività di conoscenza. In Kant questa si attuava con l’attività unificatrice dell’’Io penso’, mediante sussunzione del particolare nell’impianto di intuizioni pure e categorie intellettuali, in Cassirer questo tipo di conoscenza è solo una delle forme di attività conoscitive.
Se in Kant l’uomo vede il mondo, condizionato dallo spazio, dal tempo e dalle categorie, in Cassirer l’uomo vede il mondo secondo le condizioni della sua cultura; una cultura che in tutte le sue espressioni, dalla scienza, all’arte, dal mito al linguaggio, dalla matematica alla religione è eminentemente simbolica, termine il cui senso, tanto abusato da ritrovarsi disperso in innumerevoli rivi, è qui quasi sinonimo di attività culturale dove il termine ‘attività’ mantiene il senso generale attribuitogli da Kant.
Religione, mito, linguaggio, scienza, arte non sono, per Cassirer, forme di conoscenza primitive e nessuna di esse è un antenato imperfetto di un’altra in cui, evolvendosi, si sarebbe dovuta estinguere. Così il mito o la religione, non si possono assolutamente considerare approcci primitivi al mondo, evolutisi poi nella scienza e a essa sopravvissuti come fossili viventi: la scienza non le ha migliorate né portate a maturazione, non le ha sostituite né le sta sostituendo né le sostituirà in futuro. Mito, religione, linguaggio, arte sopravvivono e continuano la loro funzione come forme attive di conoscenza, possedendo ciascuna la sua azione formativa valida di per sé, esprimendo, ciascuna, le proprie forme costitutive e simboliche di conoscenza.
Leggiamo che queste forme simboliche sono tali non perché “designino in forma di immagine, di allegoria che rinvia e spiega, un reale sottomano, ma perché ciascuno fa emergere da se medesimo un suo proprio mondo di senso”.[1] (Attenzione a questa espressione: “mondo di senso” che non a caso ricorrerà nelle teorie della complessità che in qualche modo si ispirano a Wiener)
Cassirer pone in evidenza che “Esiste un’evidente differenza fra le reazioni organiche e le risposte umane. Nel primo caso lo stimolo provoca una risposta diretta e immediata nel secondo la risposta è differita.”…. “ Per così dire l’uomo ha scoperto un modo nuovo di adattarsi all’ambiente. Inserito fra il sistema ricettivo e quello reattivo (presente in tutti gli animali) nell’uomo vi è un terzo sistema che si può chiamare sistema simbolico. […] l’uomo non soltanto vive in una realtà più vasta, ma anche, per così dire, in una nuova dimensione della realtà.”.[2]
 Ciascuna di queste attività determina non solo un mondo unitario di senso ma un mondo di senso chiuso. Ognuna di queste attività formatrici produce, quindi, mondi autonomi di senso al cui interno si attua una distribuzione di sensi, in continuo cambiamento la cui origine, tutta all’interno dei propri mondi, è produttrice dello stesso distribuire dei sensi.
E’ chiaro che Cassirer coglie nel segno quando afferma che le modalità di conoscere il mondo e quindi di agire nel modo avviene attraverso modalità e organizzazioni diverse e autonome fra loro. Si pensi ai gruppuscoli nazisti dominati da un mito (quello di Hitler e del suo mondo realizzato nel nazismo) che impone una forma e determina una lettura del mondo secondo quel mondo di miti.
L’aderente alla setta assume come propria quella visione del mondo. Essa emerge in lui come un complesso articolato culturale che diviene il suo mondo di senso. Non è che costui non conduca la sua vita non vedendo le cose e le connessioni delle cose, secondo le leggi condivise della quotidiana vivenza e sopravvivenza. Attraversa la strada con cautela, si nutre, osserva convenzioni sociali, riconosce le leggi scientifiche come gli altri individui che con lui convivono. Costui vede certamente le cose, gli eventi e quella continuità delle leggi ( si pensi all’induzione) rispetto alle quali si comporta in coerenza; anche perché se non le osservasse, non potrebbe vivere e sopravvivere.
 Non sono, però, queste leggi e questa cultura a emergere come fonti fondamentali di senso per lui perché da esse non scaturisce quel senso importante della sua vita attraverso il quale emerge un sistema di riferimento capace di fornirgli un’interpretazione con cui valutare gli eventi e orizzontarsi nel mondo.
Costui vive il mondo quotidiano come pura sussistenza, ossia come condizione di routine del vivere quotidiano, mentre, viceversa, sente il suo mondo mitico come quel senso del mondo importante secondo cui interpretare il mondo stesso e agire in esso.
Considerazioni analoghe valgono per altri miti, valgono per l’artista, valgono per il religioso per il quale ( si pensi agli integralismi religiosi) l’unica fonte di senso è il suo credo, vissuto talvolta in maniera drammatica; una fonte di senso che fornisce motivazioni così importanti ed esclusive che neppure l’omicidio, la strage e il suicidio sfuggono alla sua egemonia.
Mentre Monod vede nel mito e nella religione una conoscenza ingannevole e pericolosa, Cassirer li esamina ma non con l’occhio dell’asettico cronista. Non dice semplicemente “Queste forme ci sono. Gli uomini si comportano così” ma “Attraverso queste forme vengono colti aspetti del mondo, non percepibili altrimenti o meglio “attraverso queste forme simboliche e non in altra maniera possiamo percepire mondi”.
Al residuo culturale viziato da un peccato originale di commistione tra sapere e norma da cui la scienza avrebbe dovuto redimerci, viene contrapposto un uomo che percepisce il mondo attraverso una pluralità di mondi simbolici che lungi dall’aver assolto la loro funzione salvifica continuano a salvarci permettendoci di percepire tramite il linguaggio, la religione, il mito, le metafore, le opere d’arte. A questi mondi non competono i predicati di vero o di falso che competono ai giudizi scientifici e quindi la questione della verità con essi non si pone. E’ vero invece che secondo Cassirer questi sono modi di comprensione con cui è possibile totalmente o in parte percepire il mondo che ci circonda e comprenderlo unitariamente come mondo compiuto e sensato. Lungi dal considerarli conoscenze simboliche secondarie o fallaci riconosce a esse un valore conoscitivo, anche se la conoscenza acquisita attraverso essi non è conoscenza in senso scientifico.
Cassirer non si pone quindi la domanda nella forma “Sono giusti o errati?” semplicemente perché, a suo avviso, questi due termini non esauriscono la complessità del nostro vivere come uomini essenzialmente simbolici attraverso i mondi simbolici (quello scientifico è uno fra essi). Siamo ricondotti da una parte al concetto di verità, al suo statuto all’interno della società, al possibile contrasto tra il pensare in generale e il pensare scientifico e dall’altra alle case simboliche con cui noi passeggeri su questo mondo, viventi e mortali ci orizzontiamo nel mondo assolvendo il nostro mestiere di vivere. Per Cassirer l’interrogazione non è sulla verità ma sul senso.
Strawinsky in un colloquio con Robert Craft così si esprime:

“C.: Non ritiene che il pubblico in generale sia dappertutto isolato dalla musica contemporanea, composta all’incirca dopo il 1909, quanto l’Unione Sovietica?
S.: Non dappertutto, non in Germania per esempio, dove la mia musica più recente viene eseguita per il pubblico con la stessa frequenza con cui negli Stati Uniti si esegue Strauss e Sibelius. Ma l’anno 1909 significa “atonalità” e l’atonalità creò uno hiatus che i marxisti tentano di spiegare come un problema di pressioni sociali mentre in verità fu una irresistibile spinta all’interno dell’arte.”

Dando pienamente ragione a pensatori come Croce e Cassirer che videro nell’opera d’invenzione un mondo a sé, significante di per sé, capace di evolversi autonomamente senza cioè negare l’influenza del mondo in cui le opere nacquero e si configurarono e respingendo le visioni olistiche come l’heghelismo e il marxismo.





[1]  E. Cassirer Filosofia delle forme simboliche, p. 200
 [2] E. Cassirer, An Essay on Man Trad.  Armando editore nel 1968 ( Saggio sull’uomo ) p. 79