martedì 30 settembre 2014

DELANY di Ezio Saia - LETTERATURA



 Racconti di Fantascienza - LETTERATURA

Sto rileggendo qua e là racconti di fantascienza tratti dall’antologia di Solmi e dal libro degli Ugo.
Alcuni sono comuni alle due raccolte.

Delany L

l tempo considerato come una spirale di pietre semipreziose. E’ un arabesco, un ricamo. E’ un barocco tessile. Detesto i racconti con trama lineare che sembrano relazioni di carabinieri, di  commissari, di giudici redatti con testa burocratica, come detesto l’italiano insegnato dai docenti liceali affinchè la lingua italiana venga banalizzata, ridotta a uno scheletro, rimpolpata di pompa burocratica o di servile stitichezza. In questo scrittore, come in Vance in Zelasny, ma con minore intensità e diverso procedere, il racconto procede, torna indietro, si flette, divaga, si perde in un apparente disordine. Avanza, torna indietro, procede a zig zag, cuce le divagazioni, le interrompe. Efflorescenze dal cielo, dal terreno, cinguettare, echi di concertati e addirittura di polifonia. Tutta con  una varietà di filati brillanti, opachi, preziosi, semipreziosi come le pietre che scandiscono il tempo di una surreale barocca lingua gestita da una confederazione di ladri. Non una trama ma un arabesco o addirittura un concertato di arabeschi con quella incredibile gelateria finale chiusa. Un balletto Barocco. Non un diluvio di parole come in Zelasny, non una esplosione di fuochi pirotecnici dai quali saltano fuori efflorescenze e mostri ma il calmo procedere di un concertato.
Ancora  una diversa forma di prosa e di poesia barocca e non è poco. Non mi stupisco che mi piaccia.